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La vita non ci deve nulla
Come si fa ad accettare che la vita non sia giusta? Credo che questa sia una delle domande più difficili dell’età adulta. Da bambini ci raccontano una storia semplice: “Se studi, verrai premiato. Se ti impegni, ce la farai. Se sei una brava persona, incontrerai persone che sapranno volerti bene. Se fai sacrifici oggi, domani raccoglierai i frutti.” E, tutto sommato, è una storia rassicurante. Peccato che non sia sempre vera. La mia generazione, quella dei Millennials, è cresciuta credendo profondamente in questa promessa. Ma penso che, in forme diverse, abbia riguardato anche altre persone. Ci hanno insegnato che il merito avrebbe trovato il modo di emergere, che il talento…
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Il corpo parla
Ci sono domande che non smettono di tornare. La mia mi tormenta da qualche mese. Quando provo a non pensarci, torna come un boomerang. In questi anni ho sacrificato tantissime cose di me: il mio tempo, i miei affetti e i miei sogni. A un certo punto, però, mi sono ritrovata dall’altra parte. Non con la divisa addosso. Ma con un pigiama e un braccialetto al polso e ho iniziato a guardare il mio corpo in modo diverso. E lì, senza rumore, è arrivata una domanda che non sono più riuscita a mettere a tacere: Quanta salute ho lasciato, senza accorgermene, tra un turno e l’altro? Non ho una risposta.…
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Pazienza
«Porta pazienza», diciamo spesso. Quante volte mi sono sentita ripetere: «Tu non hai pazienza». Forse è vero. Sono una persona pratica, abituata ad agire più che ad aspettare. Mi piace fare, organizzare, risolvere. Le mie giornate sono piene di impegni e, a volte, faccio vere e proprie staffette per riuscire a dedicare tempo alle persone che fanno parte della mia vita. Poi, però, arriva un momento in cui non puoi fare altro che fermarti. Negli ultimi tempi mi sono ritrovata a trascorrere ore al telefono, accompagnata da una musica d’attesa che sembra non finire mai, aspettando di ottenere una data per una visita. Ho passato giorni ad attendere quell’appuntamento e, quando…
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Sopravvissuti
Mi sento una sopravvissuta. E so che questa parola può sembrare esagerata. Non sono andata in guerra. Non ho conosciuto la fame. Ho avuto un tetto sopra la testa, ho potuto studiare e ho avuto opportunità che molte persone non hanno avuto. Per questo ho imparato presto a considerarmi fortunata. Eppure esistono ferite che non lasciano macerie visibili. Sono sopravvissuta alla morte prematura e inaspettata di mio padre. A quel momento, in cui scopri, che il tuo mondo può cambiare per sempre da un giorno all’altro e che nessuno ti prepara davvero a convivere con un’assenza. Sono sopravvissuta alle aspettative della mia famiglia, a quell’idea silenziosa di dover essere sempre…
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Cuore
Metterci il cuore, diciamo spesso. O meglio, fare le cose con il cuore. Essere una persona di cuore. Il cuore è il nostro motore. Ci tiene in vita, pompa il sangue, accelera quando ci arrabbiamo, quando ci innamoriamo, quando abbiamo paura. Negli ultimi giorni il mio è stato un po’ ballerino. Mi ha giocato un brutto scherzo. E così, per la prima volta da infermiera, sono diventata paziente. Diciamo sempre che bisogna mettersi nei panni dell’altro per capire davvero cosa si prova. È vero. Finché certe cose non succedono a te, pensi sempre che appartengano alla vita degli altri. Alle persone che incontri nei corridoi. Ai pazienti che vedi passare…
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Il punto in cui cedi
La pioggia le scivolava addosso senza davvero bagnarla. Sofia camminava veloce, ma non abbastanza da sfuggire a quel pensiero che tornava sempre lì, ostinato, fisico. Luca. Non era solo un nome. Era una tensione nel corpo, un nodo basso nello stomaco, qualcosa che le prendeva il respiro prima ancora che potesse fermarlo. A casa c’era Marco. La sua voce calma. Le mani sicure. Una vita che non chiedeva nulla, se non di essere vissuta così com’era: stabile, intera. Eppure quella stabilità le scivolava addosso come la pioggia. Non la feriva. Non la scuoteva. Con Luca, invece, il corpo reagiva prima della mente. Si cercavano senza dirlo. Bastava uno sguardo, un…
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Passaporto
Passaporto. Una parola piccola, dieci lettere. Per molti di noi è solo un documento. Lo tiriamo fuori quando si deve prendere un aereo, è qualcosa che resta dimenticato in un cassetto tra un viaggio e l’altro. Io stessa lo prendo quando serve per viaggiare, lo infilo nello zaino, lo mostro distrattamente ai controlli al Gate, e poi torna a dormire tra vecchie ricevute e documenti scaduti. Non ho mai pensato davvero a cosa rappresentasse. Per me è sempre stata solo una formalità. Poi ho conosciuto Elira. Il suo passaporto racconta una storia completamente diversa dalla mia. E ho capito che per alcune persone non è un libretto. È una frontiera.…
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Mani
Ma le mani possono anche ferire. Possono pretendere, colpire, spingere via. Possono dimenticare in fretta ciò che hanno fatto il giorno prima. Dipende da come vengono usate, e da chi decide di usarle. Le mani sono state il centro di tutto.Le mie, coperte da guanti che bruciavano la pelle, lavavano corpi ormai silenziosi, chiudevano zip, scrivevano nomi per non farli sparire del tutto. Le mani che stringevano altre mani quando nessun altro poteva farlo. Le mani che hanno fatto da ponte, da saluto, da ultimo contatto umano. Poi ci sono state le mani fuori. Mani affacciate ai balconi, aperte, rumorose. Mani che applaudivano, che ci chiamavano eroi. In quel momento…
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La mia bacchetta magica
Scrittura, tempo e il coraggio di prendere voce Lo scorso weekend ero a Firenze, in un convento francescano.Un luogo sospeso, di quelli che rallentano il respiro prima ancora dei pensieri.Ero lì per uno stage di scrittura, circondata da donne meravigliose. Donne che, nel giro di poche ore, hanno smesso di essere sconosciute. A un certo punto, Stefania ha scritto un testo pensando a me.Mi ha ascoltata. Mi ha osservata.E poi mi ha vista — davvero. Ha descritto una sensazione che conosco fin troppo bene: quella di avere la vita davanti come una pietanza prelibata, che scorre su un nastro trasportatore, in un gigantesco all you can eat. Tutto è lì. Tutto…
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Il ritmo dei sogni
Ci sono momenti minuscoli che, senza preavviso, diventano enormi. Scene quotidiane capaci di riaprire cassetti che credevamo chiusi. A me è successo grazie a una batteria e a un bambino di quattro anni e mezzo. Qualche giorno fa, sono andata a trovare mia cugina Simona. Ogni volta che torno a San Severo, cerchiamo di ritagliarci un po’ di tempo per noi, nonostante il lavoro, gli impegni quotidiani e i figli che reclamano attenzioni.Quando c’è anche mio nipote, lo porto con me: ha la stessa età di suo figlio Michele, e vederli giocare insieme è sempre una gioia. Quel pomeriggio si sono scatenati come fanno tutti i bambini: prima a flipper,…







