Racconti
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Il punto in cui cedi
La pioggia le scivolava addosso senza davvero bagnarla. Sofia camminava veloce, ma non abbastanza da sfuggire a quel pensiero che tornava sempre lì, ostinato, fisico. Luca. Non era solo un nome. Era una tensione nel corpo, un nodo basso nello stomaco, qualcosa che le prendeva il respiro prima ancora che potesse fermarlo. A casa c’era Marco. La sua voce calma. Le mani sicure. Una vita che non chiedeva nulla, se non di essere vissuta così com’era: stabile, intera. Eppure quella stabilità le scivolava addosso come la pioggia. Non la feriva. Non la scuoteva. Con Luca, invece, il corpo reagiva prima della mente. Si cercavano senza dirlo. Bastava uno sguardo, un…
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Passaporto
Passaporto. Una parola piccola, dieci lettere. Per molti di noi è solo un documento. Lo tiriamo fuori quando si deve prendere un aereo, è qualcosa che resta dimenticato in un cassetto tra un viaggio e l’altro. Io stessa lo prendo quando serve per viaggiare, lo infilo nello zaino, lo mostro distrattamente ai controlli al Gate, e poi torna a dormire tra vecchie ricevute e documenti scaduti. Non ho mai pensato davvero a cosa rappresentasse. Per me è sempre stata solo una formalità. Poi ho conosciuto Elira. Il suo passaporto racconta una storia completamente diversa dalla mia. E ho capito che per alcune persone non è un libretto. È una frontiera.…
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Mani
Ma le mani possono anche ferire. Possono pretendere, colpire, spingere via. Possono dimenticare in fretta ciò che hanno fatto il giorno prima. Dipende da come vengono usate, e da chi decide di usarle. Le mani sono state il centro di tutto.Le mie, coperte da guanti che bruciavano la pelle, lavavano corpi ormai silenziosi, chiudevano zip, scrivevano nomi per non farli sparire del tutto. Le mani che stringevano altre mani quando nessun altro poteva farlo. Le mani che hanno fatto da ponte, da saluto, da ultimo contatto umano. Poi ci sono state le mani fuori. Mani affacciate ai balconi, aperte, rumorose. Mani che applaudivano, che ci chiamavano eroi. In quel momento…
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Non so più se lo faccio per me
Ci sono momenti in cui la vita sembra correre troppo in fretta. Sono uscita di casa solo per non sentirmi dire ancora: «Dai, vieni, ti farà bene».Ho passato tutto il giorno a guardare la pioggia, dalle finestre dell’ufficio, senza davvero vederla.Non ho fame, non ho voglia di parlare, ma mi sono truccata lo stesso.Per non sembrare “quella che si trascura”. Quando arrivo, il bar è già pieno.Rumore di bicchieri, risate che si mescolano alla musica. Fuori piove, la città brilla di sabato sera, le luci si riflettono sull’asfalto e sembrano scie di pensieri che non si fermano mai. Mi siedo al tavolino in fondo, vicino alla vetrata, insieme a Laura.Mi…
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Il grembo del cuore
Il viaggio verso Cala Luna è un miscuglio di risate, canzoni stonate alla radio e chiacchiere leggere, come se il tempo non fosse mai passato. Sono felice di ritrovare le mie amiche dopo tanto, soprattutto Federica, che non vedo da anni.I suoi capelli castani, un po’ più corti di come li ricordavo, ondeggiano al vento. I suoi occhi scuri hanno ancora quella luce che l’ha sempre distinta, anche se il sorriso porta una sfumatura nuova, più fragile. È bastato un attimo, e sotto l’ombrellone siamo già in costume. Il mio sguardo si ferma per un attimo sulla sua pancia. Una cicatrice verticale, netta, la attraversa come un segno che non appartiene solo…
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Non era un caso
A volte non siamo noi a scegliere gli incontri. Sono loro a scegliere noi. Era un pomeriggio d’inverno, uno di quelli in cui la luce sembra svanire prima ancora che il giorno finisca. Il cielo era basso e grigio, e una nebbia leggera si posava sulle strade come un velo. Avevo già preso impegni per quel pomeriggio, ma Paolo mi aveva scritto con un entusiasmo insolito: voleva presentarmi una sua amica, una persona a cui teneva molto. Non ebbi il coraggio di dirgli di no. Così, con un po’ di fretta e qualche senso di colpa, mandai i vari messaggi di disdetta. Mentre camminavo verso Piazza dei Signori, le mani…
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Che fantastica storia è la vita
Un racconto di sogni, ricordi e promesse mantenute. A volte la vita ci sorprende con sogni che sembrano sfuggire, appuntamenti mancati e promesse non mantenute. Poi, proprio quando meno ce lo aspettiamo, arriva il momento in cui quei sogni si realizzano, anche se con ritardo, e quelle promesse tornano a vivere nel cuore di chi resta.Questa è la storia di un concerto mai visto, di un padre che non ha potuto andarci e di un regalo d’amore che ha unito passato e presente. Tanti anni fa, mio padre sarebbe dovuto andare ad un concerto di Antonello Venditti. Un evento speciale, quasi incredibile: Venditti avrebbe cantato proprio nel palazzetto della mia…
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La corsa dei sogni
È una mattina di inizio settembre e nel quartiere c’è aria di festa. Per concludere l’estate, prima dell’inizio della scuola, sono stati organizzati dei giochi nel residence dove abito. Ci sono varie competizioni: la corsa 50 metri maschile e femminile, gare di bicicletta e per finire la scalata dell’albero della cuccagna per gli adulti. Ho deciso di iscrivermi alla corsa dei 50 metri femminile, mi metto in fila e aspetto il mio turno. Quando arrivo al tavolo mi accorgo di superarlo appena con la testa e vedo Antonello – il fratello maggiore della mia amica Grazia – sporgersi dalla sedia e sistemarsi gli occhiali rettangolari sulla punta del naso, come se…
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Il cero del 5
5 febbraio 2024 «Bianca entriamo un attimo in chiesa? Devo fare una cosa» ha esordito all’improvviso Vittoria. L’ho guardata perplessa, perché non riuscivo a capire quella richiesta così inaspettata. «Certo, nessun problema» le ho risposto per gentilezza. Stavamo passeggiando per le strade di un paesino di cui non sapevo neanche il nome e nemmeno mi interessava perché – in fondo – qualche volta è bello perdersi e dimenticarsi per un po’ dove ti trovi. Era un pomeriggio uggioso ma stranamente quel grigio non mi disturbava anzi, era piacevole il silenzio che ci accompagnava mentre camminavamo lentamente sotto braccio. Avevamo da poco condiviso un pranzo insieme tra chiacchiere spensierate e dolci…
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Inaspettato: dove una cena ti porta
Sette anni fa mi sono trasferita in Veneto, precisamente a Vicenza. Quando sono arrivata qui avevo 28 anni e mi sono lanciata nell’acquisto della casa, completamente da sola. Ricordo perfettamente il pomeriggio che sono andata a vederla per la prima volta. Era fine agosto, c’era il crepuscolo all’orizzonte e quando Stefan – il broker dell’agenzia immobiliare – ha aperto la porta di casa, sono stata investita da un’arancione che mi è entrato dentro, illuminando tutto il resto. Era un periodo particolare della mia vita perché non sapevo se volevo rimanere in Veneto, se acquistare casa o se andare in affitto. Semplicemente non sapevo in che direzione stava andando la mia…
