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Ricordati di vivere
Qualche anno fa un mio caro amico, dopo la morte di sua mamma, in un momento di sconforto mi ha chiesto: «Come hai superato il lutto di tuo padre?» Sono rimasta interdetta da quella domanda, forse perché non me l’aspettavo o forse perché non sapevo cosa rispondere. Ricordo di averci pensato per giorni, forse anche mesi. Quella domanda ne ha aperte altre, come un vaso di Pandora pieno di dubbi e interrogativi: È questa l’impressione che do alle persone all’esterno? Ho “superato” davvero il mio lutto? Cosa si intende per “superato”? In realtà io e il lutto non siamo mai andati d’accordo. Non siamo stati amici, anzi io l’ho detestato.…
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Salvezza
Cosa rappresenta per te la scrittura? È iniziato con una domanda questo stage di scrittura. La cosa mi ha subito sorpreso perché ogni mio cambiamento è sempre partito da una domanda. Ci ho pensato qualche secondo e la prima risposta che mi è venuta di pancia è stata: salvezza. Ero un po’ preoccupata per questo weekend immersivo di scrittura, perché non sono brava a scrivere “al comando”, con tempi prestabiliti di consegna, in un posto che non è casa mia e senza la mia musica. Solitamente vado in ansia e finisco per scrivere cose che, rileggendo, non mi piacciono. Volevo essere all’altezza degli altri, mettermi in gioco e superare questo…
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E se il meglio fosse oltre la paura?
Sono rimasta seduta per minuti a fissare un foglio. Minuti che sono diventati ore. Un semplice modulo prestampato per la cessazione del mio rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Un rapporto durato quasi sette anni. Sette lunghi anni in cui quel contratto non mi ha mai dato la serenità che credevo di aver trovato. Per me è stata una galera. In tutti questi anni non ho mai potuto esternare davvero quello che pensavo, perché il senso di colpa ha sempre avuto la meglio su di me. Sono riusciti spesso a farmi sentire un’ingrata, come se quel lavoro mi fosse piovuto dal cielo o mi fosse stato regalato, come se non…
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Restare
Sono a letto. Mi sveglio di soprassalto per le grida di mia madre, le sento provenire dalla cucina. «Fedora, la colazione è pronta! Farai tardi», mi dice mentre si avvicina alla mia stanza. «Arrivo, mamma», le rispondo e mi giro dall’altra parte del letto. Non passa nemmeno un minuto e sento una mano tirarmi via la coperta di dosso. Sono in posizione fetale e sento freddo. Maledizione, penso. Odio profondamente questa cosa. All’improvviso arrivano i raggi del sole dritti negli occhi. Con un occhio mezzo aperto vedo mia mamma tirare su la tapparella. «Alzati!» mi urla. Amo gli imperativi minacciosi di mia mamma. Così mi alzo lentamente dal letto, resto…
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Tutto chiede Salvezza
Nelle scorse settimane, durante il corso di scrittura che sto seguendo, mi è stato consigliato di leggere il libro autobiografico di Daniele Mencarelli: Tutto chiede salvezza. Di solito, la mattina quando faccio colazione e non devo andare al lavoro, ho l’abitudine di vedere una puntata di una serie TV su Netflix. Non avevo nessuna serie in sospeso e un giorno, tra i suggerimenti, mi è comparso proprio quel titolo: Tutto chiede salvezza. Incuriosita, ho premuto play senza sapere ancora che fosse ispirata al libro. All’inizio ero un po’ scettica. Le storie che parlano di salute mentale mi hanno sempre inquietata. Man mano che proseguivano le puntate, però, mi sono sentita…
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La Famiglia del “Mulino Bianco” non esiste
Nel corso degli anni tante volte le persone mi hanno detto: «Sei fortunata. Hai una bella famiglia, unita». Quando me lo dicono sorrido, perché mi sono interrogata spesso su quanto questa immagine corrisponda davvero a ciò che siamo e su quanto, invece, dipenda da quello che racconto o da quello che gli altri vedono da fuori. Forse unita direi di sì, ma è una condizione che abbiamo raggiunto nel tempo, con impegno. Non ho mai pensato che la mia famiglia fosse speciale o migliore delle altre. Anzi, non siamo perfetti. Come tutte le famiglie ci siamo scontrati, abbiamo litigato e non ci siamo parlati per giorni. Nei momenti di dolore…
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Capelli strani
Sono sul traghetto che dall’Isola dell’Asinara ci riporta a Porto Torres, in Sardegna. Dentro c’è l’aria condizionata a una temperatura così bassa da far freddo. Decido di spostarmi fuori e mi siedo su una panchina sul ponte. Chiudo gli occhi e ascolto il mare. Mi godo l’ultimo sole tiepido della giornata e ripenso felice a quello che ho appena vissuto: il giro per l’isola in bici, la libertà di gestire il mio tempo e di fermarmi dove voglio; le calette dal mare trasparente, il bagno in mezzo ai pesci, l’emozione nel vedere la casa dove furono ospitati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino durante il lavoro sul maxiprocesso, gli asini bianchi,…





