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Sopravvissuti
Mi sento una sopravvissuta. E so che questa parola può sembrare esagerata. Non sono andata in guerra. Non ho conosciuto la fame. Ho avuto un tetto sopra la testa, ho potuto studiare e ho avuto opportunità che molte persone non hanno avuto. Per questo ho imparato presto a considerarmi fortunata. Eppure esistono ferite che non lasciano macerie visibili. Sono sopravvissuta alla morte prematura e inaspettata di mio padre. A quel momento in cui scopri che il tuo mondo può cambiare per sempre da un giorno all’altro e che nessuno ti prepara davvero a convivere con un’assenza. Sono sopravvissuta alle aspettative della mia famiglia, a quell’idea silenziosa di dover essere sempre…
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Il punto in cui cedi
La pioggia le scivolava addosso senza davvero bagnarla. Sofia camminava veloce, ma non abbastanza da sfuggire a quel pensiero che tornava sempre lì, ostinato, fisico. Luca. Non era solo un nome. Era una tensione nel corpo, un nodo basso nello stomaco, qualcosa che le prendeva il respiro prima ancora che potesse fermarlo. A casa c’era Marco. La sua voce calma. Le mani sicure. Una vita che non chiedeva nulla, se non di essere vissuta così com’era: stabile, intera. Eppure quella stabilità le scivolava addosso come la pioggia. Non la feriva. Non la scuoteva. Con Luca, invece, il corpo reagiva prima della mente. Si cercavano senza dirlo. Bastava uno sguardo, un…
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La mia bacchetta magica
Scrittura, tempo e il coraggio di prendere voce Lo scorso weekend ero a Firenze, in un convento francescano.Un luogo sospeso, di quelli che rallentano il respiro prima ancora dei pensieri.Ero lì per uno stage di scrittura, circondata da donne meravigliose. Donne che, nel giro di poche ore, hanno smesso di essere sconosciute. A un certo punto, Stefania ha scritto un testo pensando a me.Mi ha ascoltata. Mi ha osservata.E poi mi ha vista — davvero. Ha descritto una sensazione che conosco fin troppo bene: quella di avere la vita davanti come una pietanza prelibata, che scorre su un nastro trasportatore, in un gigantesco all you can eat. Tutto è lì.…
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Il ritmo dei sogni
Ci sono momenti minuscoli che, senza preavviso, diventano enormi. Scene quotidiane capaci di riaprire cassetti che credevamo chiusi. A me è successo grazie a una batteria e a un bambino di quattro anni e mezzo. Qualche giorno fa sono andata a trovare mia cugina Simona. Ogni volta che torno a San Severo cerchiamo di ritagliarci un po’ di tempo per noi, nonostante il lavoro, gli impegni quotidiani e i figli che reclamano attenzioni. Quando c’è anche mio nipote lo porto con me: ha la stessa età di suo figlio Michele e vederli giocare insieme è sempre una gioia. Quel pomeriggio si sono scatenati come fanno tutti i bambini: prima a…
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Ciò che l’acqua non può trattenere
Appunti di ciò che ho lasciato andare, e di ciò che ho ritrovato Ci sono luoghi nella vita che non scegliamo davvero: ci arriviamo quasi per caso, spinti da un bisogno che ancora non sappiamo nominare.Per me, quel luogo è diventato la piscina. Non è solo acqua, cloro e bracciate. È una stanza sospesa in cui, senza volerlo, mi ritrovo a incontrare versioni dimenticate di me stessa.Ogni volta che entro, qualcosa si scioglie e qualcosa si ricompone. È come se l’acqua avesse la capacità di scavare nelle crepe, portare a galla i frammenti che credevo perduti e restituirmeli uno dopo l’altro, lucidi, respiranti. È strano come, a volte, la crescita…
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Quando la vita non ti somiglia più
Che cosa si fa quando la vita che vivi non ti appartiene più?Quando ogni gesto quotidiano diventa stonato, quando ciò che sei non coincide più con ciò che fai? Eppure continui.Perché quella vita, quel lavoro, quel ritmo che ti pesa… ti servono.Servono i soldi per restare a galla, le abitudini per non cadere, le certezze per non sciogliersi sotto il peso del mondo.Così la sveglia suona alle sei, ogni mattina, e l’unico momento che assomiglia alla pace è quel breve incontro con l’alba, mentre ti avvii verso un luogo dove sai già che vedrai cose che ti feriscono. Le vedi, le dici e tutti ti danno ragione.Ma tutto resta immobile.Come…
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Non sei in ritardo, sei in cammino
Trenta giorni in viaggio. Un mese intero. Un viaggio che ho fortemente voluto. Era da anni che sognavo di andare nel Sud-est asiatico. Sentivo il bisogno di mettere il naso fuori, di vedere qualcosa di completamente diverso da ciò che conoscevo. Forse una parte di me voleva semplicemente prendere distanza da una realtà che cominciava a starmi stretta. Negli ultimi undici anni non ho fatto altro che lavorare. Ho cambiato città per ottenere un contratto dignitoso e da lì, come tanti, sono entrata in un tunnel di obiettivi e responsabilità. A un certo punto ho smesso di interrogare la vita che stavo costruendo: dove stavo andando? Mi piaceva davvero? Ho…
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Quanto di tutto quello che hai ti serve davvero?
Nei giorni scorsi ho deciso di fare il cambio stagione. A metà giugno tornerò in Italia e, con i trenta gradi ormai fissi qui in Thailandia, avevo bisogno di vestiti più leggeri da infilare nello zaino. Odio fare il cambio stagione. L’ho sempre vissuto come un servizio da sbrigare. Tutti gli anni mi organizzo un’intera giornata solo per affrontarlo e ogni volta mi prometto che, prima o poi, avrò un armadio così grande da non dover più fare questo lavoro ogni sei mesi. Dopo colazione e una lunga preparazione psicologica al tavolo della cucina, mi sono decisa: ho tirato giù dall’armadio le scatole con i vestiti estivi. Lentamente ho iniziato…
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Svuotare un armadietto, riempire la vita
Un addio che pesa più del previsto Qualche giorno fa sono passata in ospedale per restituire il badge e svuotare il mio armadietto.Mi sono presa un po’ di tempo prima di farlo, per darmi modo di metabolizzare. Sapevo che una parte di me avrebbe sofferto anche solo per un gesto semplice come quello. Perché, in realtà, significava mettere un punto. Scrivere la parola “fine” su qualcosa che mi ha accompagnato per sette anni. Con me c’era la mia collega e ormai amica Assunta. A un certo punto è andata via, lasciandomi da sola. E in quel momento ho provato sollievo. Conoscendomi, avrei fatto tutto di fretta: svuotato, chiuso, via. Senza…
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La corsa dei sogni
È una mattina di inizio settembre e nel quartiere c’è aria di festa. Per concludere l’estate, prima dell’inizio della scuola, sono stati organizzati dei giochi nel residence dove abito. Ci sono varie competizioni: la corsa dei 50 metri maschile e femminile, gare di bicicletta e, per finire, la scalata dell’albero della cuccagna per gli adulti. Ho deciso di iscrivermi alla corsa dei 50 metri femminile. Mi metto in fila e aspetto il mio turno. Quando arrivo al tavolo mi accorgo di superarlo appena con la testa e vedo Antonello, il fratello maggiore della mia amica Grazia, sporgersi dalla sedia e sistemarsi gli occhiali rettangolari sulla punta del naso, come se…







