Pensieri ed Emozioni

Il ritmo dei sogni

Ci sono momenti minuscoli che, senza preavviso, diventano enormi. Scene quotidiane capaci di riaprire cassetti che credevamo chiusi. A me è successo grazie a una batteria e a un bambino di quattro anni e mezzo.

Qualche giorno fa, sono andata a trovare mia cugina Simona. Ogni volta che torno a San Severo, cerchiamo di ritagliarci un po’ di tempo per noi, nonostante il lavoro, gli impegni quotidiani e i figli che reclamano attenzioni.
Quando c’è anche mio nipote, lo porto con me: ha la stessa età di suo figlio Michele, e vederli giocare insieme è sempre una gioia.

Quel pomeriggio si sono scatenati come fanno tutti i bambini: prima a flipper, poi a nascondino. A un certo punto, però, sono spariti. Siamo andati a cercarli e la scena che mi sono trovata davanti mi ha lasciata senza parole: stavano suonando insieme.
Michele imbracciava una piccola chitarra, mentre mio nipote batteva con energia sulla batteria, perfettamente a ritmo.

Avevo già assistito a qualcosa di simile l’anno scorso, ma non ci avevo dato troppo peso.  “Ha solo tre anni e mezzo,” avevo pensato.

Eppure, anche questa volta, era lì che si illuminava. I suoi occhi brillavano mentre seguiva la musica con tutto il corpo, concentrato e felice. Nessuno nella mia famiglia suona uno strumento, eppure lui, ogni volta, sceglie sempre la batteria.
Mi sono incantata a guardarlo e ho capito che non poteva essere un caso.

Quella luce mi ha riportata indietro nel tempo, a più di dieci anni fa. All’epoca il mio ragazzo, Nicola, suonava la batteria. Era davvero bravo, anche se non gliel’ho mai detto.
Ero troppo giovane per credere fino in fondo nel suo sogno e nella sua passione. Invece di sostenerlo, l’ho demotivato, spingendolo a mettere da parte ciò che lo rendeva vivo. Negli occhi aveva la stessa identica luce che oggi vedo in mio nipote.

La società in cui viviamo spesso funziona così: ti schiaccia con le responsabilità, ti impone cosa è “serio” e cosa no, ti fa sentire costantemente sbagliato se non segui un percorso già tracciato.
Per anni ho creduto, anch’io, che contassero soprattutto la stabilità economica e la sicurezza. Con il tempo, però, ho capito che ciò che dà davvero senso alla vita sono i sogni.

È la passione che ti accende, che ti toglie il sonno, che ti fa sperare ogni singolo giorno di potercela fare. È quella forza silenziosa che ti spinge a impegnarti, a crescere, a non accontentarti.
Solo ora che ho trovato anche io la mia strada riesco a riconoscere quanto fosse importante la sua.

Non possiamo mai cambiare ciò che è stato. Possiamo però scegliere cosa fare da adesso in poi.
Io, guardando mio nipote suonare, ho sentito che la vita mi stava mettendo davanti a uno specchio: mi chiedeva di trasformare un vecchio rimpianto in un gesto nuovo, concreto. Non per cancellare il passato, ma per non ripeterlo.

Il destino, incredibilmente, mi sta dando un’altra possibilità.

Per troppo tempo ci convincono che crescere significhi mettere i sogni in valigia e chiuderli in soffitta. Ma un adulto felice nasce da un bambino che è stato ascoltato, incoraggiato, preso sul serio. Anche quando la sua passione sembra strana, precoce o poco “utile”.

Quella batteria suonata con tutta la forza delle sue piccole mani mi ha insegnato questo: che sostenere i sogni degli altri è un modo bellissimo per fare pace anche con i propri.

È pazzesca la vita: quando pensi di aver sciolto certi nodi, ti riporta indietro a fare pace con ciò che sei stato, anche a distanza di anni.

In quel momento ho sorriso. Un sorriso che devo a me stessa, a Nicola e soprattutto a mio nipote Matteo Salvatore.

Non rinunciate ai vostri sogni, anche quando vi sembrano folli o irraggiungibili. Anche se qualcuno vi dirà che non ce la farete mai.
Voi provateci comunque. Sempre.
E non arrendetevi.

Avete mai vissuto un momento capace di riaprire un cassetto dimenticato?

Quale passione avete messo da parte per paura, per senso del dovere o perché qualcuno vi ha detto che non era abbastanza?

Raccontatemelo nei commenti.
La mia valigia è sempre pronta ad accogliere nuove storie.

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