Pazienza

«Porta pazienza», diciamo spesso.
Quante volte mi sono sentita ripetere: «Tu non hai pazienza».
Forse è vero. Sono una persona pratica, abituata ad agire più che ad aspettare. Mi piace fare, organizzare, risolvere. Le mie giornate sono piene di impegni e, a volte, faccio vere e proprie staffette per riuscire a dedicare tempo alle persone che fanno parte della mia vita.
Poi, però, arriva un momento in cui non puoi fare altro che fermarti.
Negli ultimi tempi mi sono ritrovata a trascorrere ore al telefono, accompagnata da una musica d’attesa che sembra non finire mai, aspettando di ottenere una data per una visita. Ho passato giorni ad attendere quell’appuntamento e, quando finalmente arriva, mi ritrovo di nuovo ad aspettare. Seduta in una sala d’attesa, per ore.
Eppure è successa una cosa strana.
Non mi sono arrabbiata. Non ho sbuffato contro un sistema che spesso sembra non funzionare come dovrebbe. Sono rimasta seduta in silenzio, osservando.
Mentre aspettavo, ho iniziato a guardare chi era seduto accanto a me.
C’era chi fissava il cellulare senza davvero guardarlo. Chi sfogliava una rivista per la terza volta. Chi parlava sottovoce con un familiare. E chi, semplicemente, guardava nel vuoto.
In una sala d’attesa siamo tutti uguali. Per qualche ora scompaiono i ruoli, il lavoro, le scadenze, le responsabilità. Restano solo persone che aspettano una risposta, una visita, una diagnosi o magari una rassicurazione.
Mi sono chiesta quante storie ci fossero dietro quei volti. Quante paure, quanti pensieri e quanta speranza.
E forse è stato proprio questo a rallentarmi. Quando smetti di guardare l’orologio e inizi a guardare le persone, il tempo cambia consistenza. Non corre più contro di te. Semplicemente passa.
Mi sono resa conto che, forse, sto imparando la pazienza.
Anzi, la sto costruendo. La sto creando quasi dal nulla, dopo anni trascorsi a correre da un impegno all’altro, convinta che il valore del tempo stesse solo nel fare.
L’attesa non è piacevole. Non lo sarà mai. Ma può diventare uno spazio inatteso in cui ascoltarsi, osservare e imparare qualcosa di nuovo.
Forse è vero che non tutti i mali vengono per nuocere. Anche nei momenti che non abbiamo scelto c’è sempre qualcosa che possiamo imparare. E qualche volta, proprio quando avremmo voluto essere altrove, scopriamo una parte di noi che non conoscevamo ancora.
Forse la pazienza non è una qualità che alcune persone possiedono e altre no. Forse è un muscolo. E come tutti i muscoli si allena.
Io ho iniziato ad allenarlo qui, su una sedia di una sala d’attesa, con una cartellina rosa tra le mani e nessun altro posto dove poter andare.



Un commento
Maria Pompea Balestra
❤️